Intervento di protesi ai polpacci

L’intervento di protesi ai polpacci è un intervento richiesto soprattutto da giovani donne con gambe magre e da sportivi che praticano’Body Building’, con l’obbiettivo di aumentare il volume muscolare. Non è molto praticato  per la notevole percentuale di complicanze e problematiche legate alla operazione, che spesso portano a risultati insoddisfacenti.Il motivo principale dei problemi legati alla collocazione di queste protesi è dovuto alla anatomia della regione posteriore di gamba , che mal si concilia con la presenza delle protesi ,(che sono in silicone morbido , come le protesi mammarie ed hanno varie dimensioni e forma allungata ).

In questa zona anatomica vi sono i due muscoli gastrocnemi che sono muscoli gemelli che rappresentano la regione dei polpacci ; questi  muscoli sono ricoperti da una fascia (o aponevrosi propria ) molto sottile . resistente ed estremamente tesa , che li avvolge come una guaina di cellophan  che li comprime  con una certa tensione .Al di sopra dei due muscoli con la loro aponevrosi vi è uno strato di pelle  molto sottile (2-3 mm)  pressocchè priva di grasso sottocutaneo che poggia quasi direttamente sul muscolo stesso.La protesi viene introdotta attraverso un incisione posteriore nel cavo popliteo in una tasca sopra il muscolo, tasca che  deve essere rigorosamente ‘a misura della protesi’La tasca può essere realizzata  nel sottocute , sopra la fascia muscolare,  ma in   tal  caso  i bordi della protesi spesso risultano evidenti  a causa della estrema sottigliezza della pelle e , specie  quando il muscolo si contrae ,la protesi assume l’aspetto di un corpo estraneo posticcio ed inestetico.. Inoltre può facilmente dislocarsi verso il basso per effetto della gravità e della  contrattura muscolare .Per questo motivo si preferisce scollare una tasca sotto la fascia del muscolo gastrocnemio, ( che è tesa ed inestensibile ) cioè tra questa ed il muscolo stesso . In tal caso la protesi viene schiacciata e tenuta compressa sul muscolo dalla fascia stessa ed è sottoposta ad una maggiore pressione. .Ma , quando questa fascia viene discontinuata da una incisione, per introdurre la protesi ,i due bordi della incisione  non si possono più riunire con una sutura , ma si allontanano, data la interposizione del volume rappresentato dalla protesi e la inestensibilità della fascia.Ne consegue , che, essendo interrotta la continuità della fascia stessa ed essendovi una compressione esercitata dalla protesi durante la contrazione muscolare, la fascia si può lacerare , provocando una deiscenza ( o erniazione) della protesi nel sottocute  totale o parziale. riportando la situazione a quella prima descritta di posizione sottocutanea con evidenziabilità dei bordi e dislocamento.Nel caso in esame le protesi sono state poste in sede sottofasciale (primo intervento)-Poi nel secondo intervento è stata corretta da un lato la erniazione ( lato sn) con la applicazione di un ‘patch’ di goretex , per  supportare la guaina lacerata .Si tratta di un intervento non scorretto , ma sicuramente atipico e da definirsi di ‘acrobazia chirurgica’  , data la posizione molto superficiale (sottocutanea superficiale ) del goretex., la notevole difficoltà nel fissarlo e suturarlo alla stessa fascia e la difficile integrazione con l’anatomia locale dei tessuti;  Del resto , a quel punto non vi era altro da fare se si voleva tentare di risolvere il problema della erniazione della protesi. Lo stesso discorso vale per il terzo intervento di ricollocazione dell’impianto stavolta a destra.In altre parole , si tratta di operazioni che rappresentano, in un certo senso un azzardo chirurgico e che non ci permettono un risultato  stabile ,  sicuro e prevedibile ; esse possono essere proposte solo dopo una specifica, corretta ed adeguata informazione nei termini prima descritti.Si comprende che il paziente , correttamente ed onestamente  informato , vi può rinunciare.Indipendentemente dalla correttezza o meno dell’operato chirurgico i limiti dell’intrervento sono ineliminabili ed il paziente li deve accettare dopo una discussione franca ed onesta con un consenso  informato non generico, ma  specificamente dedicato all’argomento e molto dettagliato , al fine di non incorrere in facili contenziosi.


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