RINOPLASTICA APERTA O CHIUSA?

Questo è un interrogativo che divide il mondo degli addetti ai lavori, ed è un tema  di tanti dibattiti congressuali e polemiche . Le regole fondamentali  della Rinoplastica   sono state codificate dal Chirurgo tedesco Jacques Joseph  negli anni 30 del Novecento e pubblicate in un suo monumentale trattato; molti  maestri di quest’arte ( Goldmann, Converse,  Sheen , Ponti, Aiach, Micheli Pellegrini  etc.) hanno portato affinamenti  e modifiche , ma senza deviare dai principi basilari di Joseph.,che presuppongono la esecuzione di manovre ‘a cielo coperto’,  per via sottocutanea ,tramite incisioni nascoste all’interno delle narici. La Rinoplastica tradizionale porta enormi benefici estetici se bene eseguita , ma restringe quasi sempre la struttura  portante del naso e necessita di vari accorgimenti supplementari per mantenere valida o migliorare la funzione respiratoria. Da molti anni negli Stati Uniti i chirurghi  del naso hanno iniziato un approccio completamentediversole ; gli americani, con il loro pragmatismo , a differenza di noi Europei, hanno compreso che una operazione per dare un risultato ottimale deve permettere una perfetta esposizione delle strutture da modificare . E’ nata , così , la Rinoplastica Aperta , che presuppone una serie di manovre chirurgiche che avvengono (dopo aver sollevato tutta la pelle che riveste il naso), non dall’interno del naso stesso , ma dall’esterno.su una struttura  anatomica che si può vedere e  modellare tranquillamente , laddove , con la tecnica chiusa si può solo intuitivamente immaginare cosa avviene operando dall’interno senza vedere la manovra che si esegue. All’inizio si riservava questa procedura solo ai casi difficili, ma oggi negli Stati  Uniti riguarda oltre il 90% delle Rinoplastiche.  Il prezzo di questa tecnica , è quello di aggiungere unapiccola cicatrice di meno di 1cm alla base della colonna centrale che divide le due narici (detta ‘Columella ) e che dopo qualche mese diventa quasi invisibile.La tecnica parte anch’essa dai principi generali di Joseph , ma ne aggiunge moltissimi altri , e permette  modellamenti e  risultati prima impensabili con la tecnica tradizionale e soprattutto nasi più naturali e dalla struttura più robusta dopo il rimodellamento  e con buona respirazione , a dispetto di quei nasini esili e stretti , chiaramente ‘chirurgici’, che siamo abituati a vedere dopo una rinoplastica.. Senza cadere nel luogo comune di dire che tutto quello che si diffonde negli Stati Uniti arriva anche da noi dopo 20 anni , è chiaro che con questa tecnica si può offrire al paziente un approccio molto più completo e sofisticato . E’ come fare un percorso autostradale  su una Ferrari e non sulla solita media cilindrata .In Europa e soprattutto in Italia ai Congressi molti operatori dichiarano di ottenere gli stessi risultati della Tecnica aperta (detta Open) con la Tecnica Chiusa tradizionale e si rifiutano di apprendere questa nuova disciplina , ma quelli che riescono a comprenderla ed a praticarla , non tornano indie tro perché i vantaggi sono innegabili .In effetti il termine di paragone sono sempre i risultati ottenuti con la ‘open ‘ ed i tradizionalisti si rapportano ad essi ; il problema per coloro che non vogliono abbandonare la tecnica tradizionale è quello di buttare al vento anni di pratica ed esperienza e sensibilità faticosamente acquisite negli anni  , per ricominciare quasi da capo. Io ritengo che un chirurgo deve offrire il miglior risultato possibile al suo paziente  e che deve essere ‘il golden standard’ in quel tipo di intervento ; il concetto è che quello che si fa a Huston o New York si deve fare anche a Napoli o Roma o Salerno. Quindi il problema è un falso problema perché non conta la tecnica , ma il risultato. Quindi, largo alla Rinoplastica Open tutte le volte che è necessaria una marcia in più.


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